Per chi visita Roma, la Fontana di Trevi non è solo una tappa: è la tappa. Il punto in cui, prima o poi, ci si ritrova stretti tra selfie, monetine e un brusio continuo che non si spegne nemmeno la sera. Proprio per questo la notizia sta facendo discutere: dal 1° febbraio 2026 l’accesso alla Fontana di Trevi diventerà a pagamento per i turisti, con un ticket da 2 euro, mentre per i residenti l’ingresso resterà gratuito.

La parola chiave, però, è una: da vicino. Perché l’idea non è “mettere il biglietto alla fontana” in senso classico (non siamo in un museo con i tornelli), ma regolare l’accesso all’area più vicina, quella del “catino”, dove oggi si crea l’ingorgo vero: persone ferme a lungo, spintoni, difficoltà a muoversi, e inevitabili problemi di decoro e sicurezza.

Secondo quanto riportato in queste ore da diverse testate, il sistema sarà accompagnato da un contingentamento con un massimo di 400 persone alla volta nell’area interna. E, per rendere più chiaro “chi va dove”, si parla di due corsie separate, una per i residenti e una per i visitatori, con pagamento anche tramite carta. In pratica: meno improvvisazione, più regole visibili — almeno nelle intenzioni.

Il motivo è facile da intuire. Trevi è un magnete che attira una quantità di persone difficile da gestire con i soli controlli “a vista”. Il Comune punta a trasformare una calca permanente in una visita più ordinata, e allo stesso tempo a creare risorse da reinvestire: tra le stime circolate, si parla di potenziali incassi molto alti, proprio perché i numeri dei visitatori sono enormi.

Non è un fulmine a ciel sereno. Da tempo, in Campidoglio si discute di strumenti anti-overtourism e di tutela del monumento: già in passato l’assessore al Turismo aveva parlato di ticket simbolico e di un modello con prenotazione/turni per rendere l’esperienza meno caotica e finanziare personale dedicato. La differenza è che ora si entra nella fase operativa, con una data.

Resta, ovviamente, la parte più delicata: come funzionerà in concreto. Come si dimostra di essere residenti? Ci sarà un tempo massimo di permanenza? Servirà prenotare o basterà mettersi in fila? Sono dettagli che faranno la differenza tra una misura utile (più vivibilità e una visita finalmente godibile) e un semplice “balzello” percepito male.

Di certo, dal 1° febbraio Trevi non sarà più soltanto una cartolina: sarà anche un banco di prova per capire se Roma può proteggere i suoi luoghi più iconici senza snaturarli.

Di Sonia

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